MOSTRE – Carpi Foto Fest 2026

Scuola d’Infanzia ARCOBALENO
di Carpi (MO)

LA CITTÀ CHE VORREI

Come vorresti che fosse la tua città nel futuro?
Come te la immagini?
Come vorresti modificare la tua città?

Scegliendo cinque contesti della nostra città di Carpi (il Parco Santa Croce, la Cappuccina, San Rocco e dintorni, piazzale Re Astolfo, Piazza dei Martiri e le sue gallerie), abbiamo chiesto alle bambine e ai bambini della sezione Verde della scuola d’infanzia Arcobaleno di fotografare il paesaggio urbano, ritraendo campilunghi e dettagli che colpissero il loro sguardo e la loro curiosità.
La composizione finale è un collage che unisce questi elementi.

Annalisa Barigazzi e Daniela Olivi [educatrici della Scuola d’Infanzia ARCOBALENO]

Scuola secondaria di Primo Grado ALBERTO PIO di Carpi (MO)

Chissà se questi ragazzi porteranno con loro questa passione, che li ha avvicinati a questo laboratorio, spinti dalla curiosità e dall’interesse del fare fotografia.
Certo è che di fotografie ne hanno scattate tante, in un agire quasi frenetico, nel mettersi in posa, nel raccontare loro storie, loro sogni, loro aspettative.
Sono emersi temi legati all’amicizia, al voler combattere il bullismo, all’amore per la natura. Alcuni hanno voluto affrontare il percorso da soli, mentre quasi tutti hanno costituito gruppi di lavoro, per raccontare un tema comune, senza vincoli di amicizia pregressa o di frequentazione alla stessa classe.
I cortili interni della scuola sono diventati gli scenari per raccontarsi, così come le panchine, il canestro del campo da basket, i fiori che allietavano i vari ambienti.
Un attore, non presente nei vari racconti, è stata suo malgrado, ma piacevolmente partecipe, la mascotte della scuola, il gatto Pio, fotografato in ogni angolo, in braccio, mentre veniva accarezzato, mentre gli si dava da mangiare.
Se il far fare le fotografie è stato per loro liberatorio, il momento finale di assemblare le loro immagini in un Leporello ha scatenato la loro creatività. Tagliando e sagomando le proprie fotografie, incollandole sul cartoncino, accompagnate da scritte, disegni, colorati e non, con l’aggiunta di capelli su proprie impronte digitali. I testi, titoli compresi, realizzati con caratteri inventati, o addirittura realizzati sagomando le fotografie rimaste.
Una miniera di spunti per creare e approfondire il tema che avevano scelto di raccontare.

Danilo Baraldi [presidente del Gruppo Fotografico Grandangolo]

Scuola secondaria di Primo Grado
GUIDO FASSI di Carpi (MO)

Sempre pronti a fare fotografie, già dal primo momento in cui ci siamo conosciuti. In maniera frenetica, addirittura. Una volta realizzati i propri racconti, li ho “lasciati in libertà” a scattare fotografie. Gli ho dato un tema, e il risultato è stato quello di avere molte immagini sfuocate o mosse. Ma, devo dire ben contento, con tanta creatività nell’approcciarsi al tema dato.
I racconti che hanno sviluppato parlano di natura, di anziani, di rapporto con i genitori, con diverse soluzioni affrontate utilizzando paragoni o similitudini. Hanno utilizzato la propria fantasia nei racconti quando non era possibile parlare di famiglia se non utilizzando per esempio delle paperelle dei fratelli minori, o ricorrere al teletrasporto (in questo caso solo raccontato nel testo di accompagnamento) per parlare di comunicabilità degli adulti. Invece, mostrando i fiori, l’intenzione è quella di parlare di natura, della necessità di esserne coinvolti sempre più e meglio.
Se il far fare le fotografie è stato per loro liberatorio, il momento di assemblare le loro immagini in un Leporello ha scatenato la loro creatività. In particolare nelle scritte, nei testi aggiunti, nei “cartoni” utilizzati, anche più di uno, rispetto a quello assegnato per tutti.
Una fonte anche per noi adulti nel comunicare la voglia di raccontare, e di fare fotografia.

Danilo Baraldi [Presidente del Gruppo Fotografico Grandangolo]

Istituto di Istruzione Superiore 
ANTONIO MEUCCI di Carpi (MO)

Oltre lo Sguardo: L’Immagine come Linguaggio del Sé
Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio e il cuore”. Questo laboratorio è il nostro invito ai ragazzi a riprendere in mano quella linea, per tornare a immaginare, finalmente ad alta voce, un futuro possibile.
In un’epoca dominata da un flusso ininterrotto di immagini digitali, spesso consumate in modo superficiale e immediato, questo laboratorio fotografico nasce dall'esigenza di offrire ai ragazzi uno spazio di sosta e di ascolto profondo. Non si tratta semplicemente di insegnare una tecnica, ma di intraprendere una sfida educativa complessa: quella di far comprendere il valore della fotografia come autentico strumento di racconto dei propri sogni, in aperta contrapposizione all'uso odierno dell'immagine, ridotta troppo spesso a simulacro estetico o a prova di un successo istantaneo e standardizzato.
Oggi ci confrontiamo con una generazione che vive un presente "schiacciato" sul qui ed ora, dove l'immaginario sembra essersi omologato su modelli di consumo veloce e senza sforzo. È per questo che il nostro lavoro si è concentrato sulla fatica necessaria per far uscire i ragazzi dagli schemi preimpostati dai social media, dove ogni scatto è filtrato e costruito per l'approvazione altrui. Scardinare queste abitudini visive richiede un impegno costante, poiché significa chiedere loro di abbandonare le pose sicure per avventurarsi nel terreno incerto dell'autenticità. Eppure, proprio sotto questa superficie di conformismo, emerge spesso un mondo di aspirazioni fragili che i giovani custodiscono gelosamente. La fotografia diventa quindi un ponte, un linguaggio protetto che permette di esplorare questi "cassetti segreti", trasformando un desiderio astratto in una visione concreta.
Tuttavia, camminando al fianco di questi ragazzi, non possiamo nasconderci un dubbio profondo: quello di non essere riusciti, o almeno non con tutti, a scardinare completamente queste resistenze. Resta l'incertezza se siamo stati capaci di far compiere quel passo oltre lo schermo, se il messaggio della fatica come valore sia stato davvero recepito in un mondo che insegna l'esatto opposto. Questa consapevolezza non è un segno di resa, ma una necessaria onestà adulta: riconoscere che l'analfabetismo emotivo e linguistico, esacerbato dagli anni dell'isolamento, è un nodo così stretto da non poter essere sciolto in un unico istante.
In questo processo, la fotografia ci ha insegnato la pazienza dell'attesa. Anche dove il risultato non è stato quello sperato, l'atto dello scatto meditato ha restituito dignità al tentativo. Questo laboratorio vuole essere, infine, un nuovo patto tra generazioni: un impegno che coinvolge noi adulti come guide capaci di sostenere lo sforzo dei ragazzi, pronti ad ascoltare non solo ciò che viene gridato, ma soprattutto ciò che viene sussurrato. Attraverso queste immagini, proviamo a ricostruire insieme una comunità che sappia guardare al futuro con coraggio, accettando l'imperfezione del percorso pur di offrire ai giovani la possibilità di tornare a immaginare, finalmente ad alta voce, il proprio posto nel mondo.

Nadia dott.ssa Bonamici
Psicologa, Consulente Fondazione Casa del Volontariato
Eloisa Fabris
Counseling Professionista e Facilitatrice Mindfulness

Istituto Tecnico Industriale LEONARDO DA VINCI di Carpi (MO)

L’iniziativa è nata con l’obiettivo di promuovere attività di team building per le classi prime dell’ITIS ‘Da Vinci’ e, allo stesso tempo, per dar modo alle associazioni del territorio di espletare la competenza educativa e valoriale nei confronti della comunità, e al volontariato di farsi meglio conoscere dai giovani. Da un lato vivere la natura per creare relazioni all’interno della classe, dall’altro, scoprirsi nell’incontro con il mondo del Terzo settore. Il tutto nella splendida cornice del Parco Santacroce, di proprietà della Fondazione CR Carpi, recentemente aperto al pieno utilizzo, dopo gli opportuni interventi di valorizzazione e fruibilità.
Per tutte quattro le giornate di attività due studenti per ogni classe hanno ricevuto il compito di immaginare una narrazione fotografica del lavoro di tutte le classi presenti. Il progetto aveva previsto che gli studenti avessero scelto le immagini, tra tutte quelle scattate, mettendole in sequenza secondo un loro sentire, che raccontasse le varie giornate trascorse.
All’interno delle stesse classi sono stati individuati altri due studenti con il compito di aiutare i volontari del progetto “Tavola Amica” a preparare la prevista merenda di metà mattinata.
Le altre realtà del Terzo Settore coinvolte nel progetto sono state Centro Sportivo Italiano, Comitato di Carpi, Associazione Diabetici Carpi, Associazione Gruppo Parkinson, Circostrass  – Circomotricità e  Born to Fly, Associazione Model European Parliament Italia.
Il coordinamento di questo evento è stato a cura della vicepresidente della Fondazione Casa del Volontariato Cristiana Casarini, insieme alla consulente della Fondazione Nadia Bonamici: “Il mondo del non profit sa generare valori ed energie che possono rappresentare, per i giovani, uno spazio generativo di conoscenza di sé e di desiderio d’azione e relazione con le comunità che li circondano, per sentirsi cittadini protagonisti di una crescita solidale.
Questa attività, che ha coinvolto tante classi e associazioni, rappresenta una prima sfida che Casa del Volontariato e Istituto Vinci hanno voluto raccogliere insieme”.
A esprimere apprezzamento per l’iniziativa anche il Dirigente scolastico dell’ITIS ‘Da Vinci’ Marcello Miselli: “ Il progetto ci ha molto soddisfatto, perché permette ai ragazzi di conoscersi tra loro, e a studenti e docenti di conoscere il mondo del volontariato, il territorio e le potenzialità del Parco Santacroce. Una bella esperienza, che mette in relazione e collaborazione enti del territorio, dalla scuola alla Fondazione fino al Terzo settore”.

Danilo Baraldi [presidente del Gruppo Fotografico Grandangolo]
tratto dal comunicato stampa apparso su Notizie online del 30/09/2025

CHRISTINE FRISELLA

Christine l’ho conosciuta in occasione di un suo stage nel 2025 all’interno della nostra associazione volto all’organizzazione di un altro evento di quell’anno.
Non aveva mai utilizzato la fotografia come forma espressiva, e quando le ho chiesto se era interessata a provare a cimentarsi in un proprio racconto per immagini ha acconsentito subito, perché le sembrava importante per lei, o almeno, provarci.
In riferimento al tema dell’iniziativa, ha da subito voluto “tirare fuori” un argomento che per tanti anni l’ha coinvolta suo malgrado. Le immagini recuperate dal proprio archivio le ha proposte con manipolazioni di vario tipo: disegni vari, sovrapposizioni di scritte, con frasi applicate o scritte di suo pugno.
In queste manipolazioni mi ha colpito la sovrapposizione di una farfalla chiusa, stretta stretta, in un barattolo, che poi, finalmente, riesce a liberarsi. Ma è ancora relegata in un ambiente ostile e buio, che riesce ancora a logorarla. Fino al momento in cui riesce a liberarsi del tutto e volare via, da quel corpo che la teneva ancora avvinghiata a sè.
Il sorriso, nell’ultima fotografia del racconto, è liberatorio. È già cresciuta, rispetto a se stessa piccolina delle altre immagini, segno che il suo percorso è stato lungo e difficile, oltretutto nel contesto di un prcorso di crescita in cui avrebbe dovuto essere accudita, accolta, accompagnata nel suo percorso di vita.

Danilo Baraldi [presidente del Gruppo Fotografico Grandangolo]

Istituto Istruzione Superiore
PODESTI CALZECCHI ONESTI di Chiaravalle (AN)

Futuro possibile:
PEOPLE, LANDSCAPE, ART

Questa mostra è il risultato di un laboratorio di narrazione fotografica che ha visto gli studenti del Corso Tecnico di Grafica e Comunicazione dell’IIS Podesti Calzecchi Onesti di Chiaravalle (AN) farsi osservatori attivi della realtà produttiva del territorio.
Attraverso la guida degli insegnanti Eugenia Giorgetti, Davide Pazzaglia e Annalisa Micheli, e del tutor FIAF Giancarla Lorenzini, i ragazzi hanno abbandonato la velocità dell’istantanea social per abbracciare il rigore della fotografia documentaria.
Il percorso esplora soprattutto il mondo della giovane imprenditoria green: un universo fatto di innovazione, riciclo creativo e sviluppo sostenibile.
Gli scatti non raccontano solo aziende e persone ma visioni di mondi futuri possibili.
Ogni immagine è il frutto di una scelta consapevole di linguaggio, dove il ritratto umano e il dettaglio si fondono per dare volto a chi sta trasformando l’economia circolare in una scelta di vita.
Per gli studenti, questo laboratorio è stato un esercizio di cittadinanza e sguardo critico, un modo per scoprire che il futuro non va solo atteso, ma inquadrato, messo a fuoco e costruito con coraggio.
Il progetto dimostra come la scuola e la fotografia possono essere ponti di comprensione del mondo, del lavoro e delle sfide ambientali.